ELISABETTA DARIDA
Malamore
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Malamore copertina

Malamore

Maria Luisa ha sempre pensato di conoscere la vita. Docente universitaria, un marito affettuoso, due figli ormai cresciuti, una routine impeccabile, a cinquantasei anni, vede la passione irrompere nella sua esistenza come un temporale improvviso che spazza via ogni certezza e convenzione.
Questo amore, inatteso e non convenzionale, la costringe a prendere coscienza che tutto ciò che era stata fino a quel momento era solo una maschera. Realizza con sgomento che è innamorata per la prima volta: il sentimento che nutriva per il marito era un pallido sembiante dell’amore. E ciò che pensava di aver costruito altro non era che una fuga ben architettata. Sceglie di vivere questa passione, si strappa la maschera e si libera dai lacci invisibili ma saldi che la costringevano e la soffocavano. Per la prima volta è viva.
Traccia una linea sul passato e si immerge in una nuova vita, costruisce una felicità fragile ma intensa, come un castello di vetro sotto un cielo fluttuante.
Rompe gli schemi, circondata da sguardi carichi di giudizio e disapprovazione dell’ambiente borghese in cui vive. E anche il lettore dovrà fare i conti con il proprio pre-giudizio allorquando, con un colpo di scena, i fatti narrati da Maria Luisa si riveleranno molto diversi dal convincimento che questi si era fatto.
Ma la vita, si sa, non riscrive mai le sue pagine senza qualche strappo. La felicità sarà fragile e di breve durata e Maria Luisa si trova di fronte a una nuova scelta, una nuova riga da tracciare. Perché la fine può essere il preludio di un nuovo inizio. Anche se nel dolore, finalmente non dovrà più dire di sé “ho vissuto per interposizione”.

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